A
s s o c i a z i o n e A
s t r o f i l i S p e
z z i n i
Osservatorio Astronomico
Sociale di
Monte Vissegi
G A L A S S I E
GUIDA
ALLA RICERCA DI SUPERNOVAE TRAMITE SENSORE CCD
L. Zannoni, G. Scarfì, P. Pietrapiana,
G. Bonatti
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Studi |
Supplemento
al numero 8 della rivista
ASTRONOMICA
Periodico
quadrimestrale dell'Associazione Astrofili Spezzini
Stampato
ed impaginato in proprio dall'Associazione Astrofili Spezzini
Progetto
grafico di Paolo Pietrapiana.
Finito
di stampare nel mese di Agosto 1994
L. Zannoni, G. Scarfì, P. Pietrapiana,
G. Bonatti
G A L A S S I E
GUIDA
ALLA RICERCA DI SUPERNOVAE TRAMITE SENSORE CCD
A s s o c i a z i o n e
A s t r o f i l i S
p e z z i n i
Osservatorio Astronomico
Sociale di
Monte Vissegi
PREFAZIONE
Negli
ultimi quindici anni l'avvento dei sensori C.C.D. ha cambiato radicalmente il
modo di fare ricerca astronomica sia in ambito professionale che amatoriale.
In
campo amatoriale, seppure i sistemi C.C.D. siano presenti sul mercato a prezzi
accessibili dalla fine degli anni ottanta, sensibili progressi sono già stati
registrati nell'evoluzione degli stessi sensori e nel settore dell'informatica
di supporto, sia per quanto riguarda la potenza dei personal computers sia per
la ricchezza ed il valore del software specifico sviluppato.
Parallelamente
a questa crescita, gli astrofili hanno dimostrato un crescente interesse per
la ricerca di supernovae extragalattiche (SNe), sviluppando notevoli
esperienze e capacità soprattutto
con il metodo visuale.
Ben
presto, però, l'uso del C.C.D. è parso come una metodologia piuttosto
vantaggiosa per lo sviluppo della ricerca amatoriale di SNe[1]:
l'alta sensibilità del sensore permette la produzione, nell'arco di una sola
notte, di una notevole quantità di immagini
offrendo al contempo la possibilità di confrontare le stesse via
software in modo assai rapido e sicuro.
In
campo professionale, sono già operativi alcuni osservatori astronomici
progettati specificamente per la ricerca automatizzata di SNe, mentre nel
mondo amatoriale le cose procedono certo più lentamente a causa delle
difficoltà persistenti nel reperire i fondi necessari. Ma per gli astrofili
quello finanziario non si è rivelato fino ad oggi l'unico problema:
un'ostacolo notevole è rappresentato anche dalla difficoltà di reperire
testi che riportino immagini di galassie con stelle di campo di magnitudine
elevata (19-20) indispensabili per effettuare un preciso lavoro di raffronto.
La
stessa possibilità di registrare elevate magnitudini ha spinto i ricercatori
dilettanti a monitorare galassie più lontane, meno luminose e quindi poco
conosciute: da qui le sopravvenute difficoltà nel puntamento e nel centraggio
degli oggetti nel ristretto campo del sensore C.C.D. in quanto galassie oltre
la 11a 12a magnitudine non
sono visibili all'oculare dei telescopi normalmente utilizzati dai non
professionisti (sino a 40-50 centimetri di diametro) ed obbligano a basarsi
unicamente sulle stelle di campo.
In
quest'ordine di cose, gli atlanti a disposizione del dilettante per il tipo di
ricerca prospettata erano pochi, costosi ma soprattutto insufficienti, poiché
prendevano in considerazione magnitudini molto inferiori a quelle
raggiungibili con le nuove tecnologie.
Unica
alternativa era rappresentata dall'utilizzo di immagini riprese dai più
potenti telescopi professionali, che però presentavano l'inconveniente di
mostrare campi stellari molto più ricchi e dettagliati di quelli ottenibili
dall'astrofilo e perciò confrontabili con difficoltà.
Riassumendo,
i due principali problemi che incontrano generalmente
gli astrofili nel momento in cui si affacciano alla ricerca di SNe
mediante uso di sensore C.C.D. sono:
1)
il puntamento di oggetti generalmente non visibili all'oculare del telescopio
2)
reperire fotografie in cui siano presenti, oltre alla galassia in esame,
stelle di campo di magnitudine limite uguale o superiore a quella delle
proprie immagini.
Sulla
base di queste considerazioni, anche se in tempi recenti la pubblicazione di
alcuni atlanti di immagini digitali di profondo cielo (quali il B - T ATLAS di
Christian Buil ed Eric Thouvenot e quello di John
C. Vickers) nonchè la comparsa su CD-ROM del Guide Star Catalog
abbiano già contribuito in parte a colmare il vuoto editoriale evidenziato,
è sorta l'esigenza di realizzare la presente Guida.
A
nostro avviso, infatti, pur senza mettere in dubbio il valore e la completezza
delle opere citate, mancava ancora una pubblicazione dedicata al campo
specifico della ricerca di SNe tramite sensore C.C.D., che includesse carte di
riscontro, immagini digitali con stelle di campo di luminosità adeguata ed i
valori delle magnitudini teoriche di eventuali SN nell'oggetto considerato.
Tale
pubblicazione, infine, doveva essere una Guida
consultabile con la massima facilità.
La
presente opera vuole dunque rappresentare uno strumento di lavoro completo sia
per chi intenda avvicinarsi alla ricerca di SNe sia per tutti coloro che
abbiano già maturato nel campo specifico una discreta esperienza.
Si
è cercato, in particolare, di fornire per ogni singolo oggetto il maggior
numero di informazioni attraverso un Catalogo
il più dettagliato possibile e di ottimizzare la fase di puntamento
includendo in Atlante carte
stellari opportunamente ruotate per simulare la visione telescopica
all'oculare; a tali carte sono state affiancate, nelle singole Schede,
stampe in B/N di galassie ad alta risoluzione ed elevata magnitudine limite
delle stelle di campo al fine di avere a disposizione uno strumento di
confronto adeguato nella fase di controllo delle immagini digitali.
Al
supporto cartaceo si è pensato di affiancare due floppy disk da 3,5 pollici
contenenti tutte le immagini di galassie presenti in Atlante,
poiché nel passaggio dal supporto informatico (anche se nel nostro caso
l'operazione è stata ottenuta tramite stampante laser) si verifica comunque
una perdita di informazioni sempre importanti nei casi di dubbia
interpretazione. E' stata comunque scelta la stampa quale supporto principale
perchè il computer con il quale si lavora risulta, in genere, già impegnato
nella gestione della camera C.C.D. e, in alcuni casi, anche nella gestione del
puntamento del telescopio: il salto continuato da un software all'altro,
altrimenti eliminabile solo con l'ausilio di più computers, cosa non ancora
comune, è a nostro avviso un modo non ottimale di operare in quanto impedisce
un raffronto immediato delle immagini ottenute al telescopio con quelle già
in archivio.
Infine,
un'utile introduzione alla ricerca di SNe con uso di CCD può essere
rappresentata dalle Appendici,
mentre la Bibliografia proposta
richiama ad opportuni approfondimenti di sicura portata dell'astrofilo medio.
Il
nostro augurio è che, grazie anche al contributo di questa Guida
possa essere svolto un profiquo lavoro di ricerca in uno dei campi più
promettenti e stimolanti dell'intero orizzonte scientifico amatoriale.
Ringraziamo
il Signor Bill Gray per la gentile concessione d'uso del programma "Guide
2.0" a cui si deve la realizzazione delle carte stellari di rifeimento
presenti in Atlante. Un
ringraziamento particolare va agli amici dell'Associazione
Astrofili Spezzini per i preziosi consigli e la collaborazione prestata
nella realizzazione del presente volume.
Gli
Autori
INTRODUZIONE
ORGANIZZAZIONE
GENERALE DELLA GUIDA
Nel
progettare questa pubblicazione ci si è posti come scopo principale
l'ottenimento della massima semplicità e flessibilità d'uso.
La
Guida può considerarsi divisa in
due parti principali, il Catalogo e l'Atlante, le
quali parti sono precedute dalla presente Introduzione,
seguite da due Appendici e dalla
Bibliografia.
Si
è cercato di offrire per ogni galassia la massima quantità di dati collegati
tra loro in modo semplice ed immediato. Le 122 Schede
che compongono l'Atlante
visualizzano 171 oggetti; esse sono numerate in ordine progressivo di
ascensione retta e trovano nel Catalogo un
naturale complemento.
CRITERI
DI SCELTA DELLE GALASSIE
Riportiamo
i criteri guida sui quali ci si è basati per la scelta delle galassie da
inserire nel Catalogo e nell'Atlante.
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1)
Dimensione:
si sono prese in considerazione quelle galassie il cui diametro massimo non
risultasse superiore ai 10 primi d'arco (fanno eccezione soltanto cinque
galassie). La scelta è imposta dalle dimensioni dei C.C.D. attualmente a
disposizione degli astrofili.
2)
Distanza della galassia:
sicuramente il più importante fattore discriminante. Tenendo sempre in debita
considerazione le dimensioni medie del telescopio amatoriale, la trasparenza
del cielo e la sensibilità del sensore C.C.D. anch'esso considerato a livello
amatoriale, abbiamo ritenuto di porre la magnitudine limite strumentale
intorno al valore 19. Sarebbe stato inutile, infatti, inserire
galassie la cui distanza è tale da far sì che un'eventuale SN di tipo
I non raggiunga, al suo massimo, una luminosità superiore di almeno un
fattore 2,5 rispetto alla magnitudine limite strumentale. Attraverso il
calcolo del Modello della Distanza è possibile stabilire in anticipo e con
buona approssimazione la magnitudine massima raggiungibile da una eventuale SN
tipo I o tipo II in una galassia posta ad una distanza nota. L'argomento è
opportunamente approfondito in appendice 2.
3)
Inclinazione del piano della galassia rispetto alla nostra linea visuale:
si tratta di un parametro che assume una rilevanza notevole nella ricerca di
SNe poiché con il piano di rotazione della galassia sotto osservazione posto
a 90° rispetto alla nostra linea di vista risultano massime le possibilità
di scoperta: ciò è da attribuire in gran parte alla minor quantità di
materia oscura che si frappone tra l'osservatore e l'eventuale supernova.
Si
ritiene, sulla base di stime statistiche, che per questo preciso motivo siano
state numerose le SNe passate inosservate.
4)
Morfologia della galassia:
Sempre da calcoli statistici e sulla base della teoria fisica, la frequenza di
apparizione di SNe in una qualsiasi galassia è in relazione alla sua età ed
alla sua morfologia. Sono infatti gli oggetti più giovani, come le spirali
classiche o barrate, a far registrare la massima frequenza di apparizioni;
proprio a tali tipologie di oggetti è stata data in quest'opera una rilevante
priorità.
5)
Assenza in altri cataloghi:
dove è stato possibile si è cercato di dare la precedenza a quegli oggetti
la cui immagine è difficilmente reperibile in altre pubblicazioni dello
specifico campo di ricerca.
6)
Magnitudine:
si sono selezionate prevalentemente galassie con magnitudini oltre la 11 per
evitare sovrapposizioni con altri cataloghi già esistenti quali ad esempio il
Brian -Thompson ed il Lopez Alvarez.
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7)
Distribuzione in A.R.:
nei limiti del consentito si è cercato di
privilegiare galassie abbastanza isolate o a piccoli gruppi cercando di
evitare oggetti già controllati routinariamente dai professionisti.
|
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Nota:
per motivi di prospettiva, oltre alla galassia principale possono essere
presenti nel campo altre galassie con caratteristiche diverse da quelle
definite in precedenza. Abbiamo ritenuto utile catalogare anche questi oggetti
riportandone le caratteristiche principali, là dove conosciute, al fine di
conferire alla Guida una maggiore completezza.
STRUMENTAZIONE
UTILIZZATA PER L'ACQUISIZIONE DELLE IMMAGINI DIGITALI
TELESCOPIO
Lo
strumento utilizzato è quello in dotazione all'Osservatorio Astronomico
Sociale di Monte Vissegi di proprietà dell'Associazione Astrofili Spezzini. Si tratta di un
riflettore tipo Ritchey-Chretien del diametro di 400 mm (focale 3200
mm) su montatura equatoriale a
forcella. Durante l'acquisizione delle immagini digitali lo strumento è stato
diaframmato a 350 mm.
L'inseguimento
è stato eseguito mediante guida fuori asse e con l'ausilio di oculare munito
di crocicchio illuminato.
Utile
è risultato l'impiego dei cerchi digitali per il puntamento degli oggetti più
deboli non visibili all'oculare.
Per
ottenere le immagini non sono stati impiegati filtri spettrali al fine di
raggiungere elevate magnitutini limite con tempi di integrazione il più
possibile contenuti.
SENSORE
C.C.D.
Il
sensore C.C.D. adottato è il noto ST-6 della ditta californiana S.B.I.G.
Rettangolare
di 8.6 x 6.5 mm di lato, il C.C.D. in questione possiede 375 x 242 pixels.
Ogni pixel misura 23 x 27 micron: il lato maggiore giace sulla fila da 242
pixels, mentre il minore su quella da 375 pixels.
Posto
al fuoco principale del telescopio di Monte Vissegi, il sensore ST6 copre un
campo di 9 x 7 primi d'arco con una diagonale di 11 primi; possiede un sistema
di termostatazione a celle di Peltier capace di raffreddarlo di 50°
centigradi rispetto all'ambiente consentendo al contempo una precisione di un
decimo di grado nel mantenimento della temperatura prestabilita. Tali
caratteristiche hanno facilitato ed ottimizzato le procedure relative alla
calibrazione delle immagini.
La
risposta spettrale del sensore ST6 copre dai 350 ai 900 nanometri, con un
picco di efficenza quantica del 70% a 700 nanometri.
SOFTWARE
Il
software utilizzato è composto da due programmi principali: il primo, in
dotazione al sensore ST6, permette l'acquisizione delle immagini e la loro
calibrazione, mentre il secondo ha permesso di ottimizzare la visualizzazione
delle immagini mediante opportuna elaborazione.
Gli
scopi principali dell'elaborazione delle immagini digitali sono stati tre:
a)
evidenziare sia i particolari del nucleo che quelli molto più deboli della
periferia. In questo modo, anche se un'eventuale supernova si trovasse
all'interno del nucleo, sarebbe comunque riconoscibile. Onde consentire questo
tipo di visualizzazione sono
state usate funzioni che operano sull'istogramma dell'immagine come
rappresentazioni logaritmiche dei toni di grigio, equalizzazioni e potenze di
istogrammi.
b)
visualizzare le stelle meno luminose, il cui segnale è di poco superiore
rispetto al rumore di fondo cielo. Per ottenere ciò sono stati impiegati
appositi filtri mediani, gaussiani e convoluzioni.
c)
visualizzare il maggior numero possibile di particolari morfologici della
galassia evidenziando gli ammassi e le nebulosità per meglio distinguerli da
eventuali SNe. A questo proposito si è provveduto ad incrementare per quanto
possibile il contrasto dell'immagine.
In
qualche caso, inoltre, dove la morfologia stessa della galassia lo richiedeva,
sono state applicate le nuove tecniche di elaborazione immagini conosciute con
il nome di Maximum
Entropy Deconvolution.
Galassie
Atlante
GUIDA
ALL'USO DELL'ATLANTE
L'Atlante
si compone di 122 Schede,
ognuna delle quali evidenzia un campo stellare in cui sono presenti una o più
galassie per un totale di 171 oggetti. Le Schede
sono state ideate in modo da renderne l'uso per quanto più possibile pratico
e veloce: in esse sono riportate sinteticamente le informazioni essenziali
relative ai vari oggetti per consentire una corretta attività di ricerca di
SNe. Per maggiori dettagli circa i singoli oggetti si rimanda all'uso del Catalogo.
Le
Schede sono stampate su di un solo
lato al fine di facilitarne l'impiego al telescopio: a seconda dello strumento
utilizzato, l'immagine all'oculare può apparire capovolta e/o speculare
rispetto a quella riportata, eventualità in cui sarà sufficiente
retroilluminare la Scheda stessa
dopo averla opportunamente orientata. Anche la rilegatura della Guida
risponde ad esigenze di praticità ed ergonomia: l'uso della spirale in
plastica consente, grazie alla possibilità di estrarre ogni singolo foglio,
di operare al telescopio con una sola carta alla volta.
Ogni
Scheda è strutturata in cinque finestre
principali.
1)
la prima in alto a sinistra contiene il nome delle galassie presenti nel
campo, delle quali si riportano i valori di ascensione retta e declinazione
all'equinozio dell'anno 2000, la magnitudine nel blu o nel visuale, e le
dimensioni.
2)
la seconda, in alto a destra, contiene il numero progressivo della Scheda,
utile punto di collegamento con il Catalogo;
la progressione è in funzione dell'ascensione retta dell'oggetto, sempre
riferita all'equinozio dell'anno 2000: osservando gli oggetti in ordine di
ascensione retta crescente si riducono al minimo i tempi necessari per i
puntamenti.
3)
la terza, la più grande, al centro leggermante in alto, rappresenta la carta
di riscontro dell'oggetto. Al suo interno, in un cielo di 40 x 30 primi d'arco
centrato sulla galassia principale, è presente un campo circolare del
diametro di 30 primi che offre un'ulteriore indicazione circa le posizioni
delle stelle e la grandezza del campo coperto. La scelta è stata operata in
funzione dell'uso visuale del telescopio e di una sufficiente precisione nella
centratura con il C.C.D. degli oggetti non direttamente visibili all'oculare.
L'orientamento del campo è segnalato in basso a sinistra ed è uguale per
tutte le carte con il Nord in basso e l'Est a destra, poiché ciò corrisponde
alla visione diretta con oculare senza l'uso di prismi in telescopi tipo
Cassegrain. Ancora in basso a sinistra sono segnalate le grandezze di
rappresentazione delle stelle in funzione della magnitudine. Grazie al tratto
evidenziatore dei confini delle galassie viene data pure un'indicazione
approssimativa circa il loro orientamento, l'inclinazione sulla linea visuale
ed il diametro apparente.
4)
nella quarta, in basso a sinistra, viene riportata l'immagine digitale
dell'oggetto. Il campo ricoperto è di 9 x 7 primi d'arco e vi sono
visualizzate stelle attorno alla 19a
magnitudine.
5)
nella quinta, in basso a destra, sono rappresentate le magnitudini raggiunte
nella galassia, durante il massimo di luminosità, da eventuali SN tipo I e
II.
Nel
caso di più oggetti nello stesso campo, per ognuno, sono riportati, quando
noti, i medesimi dati.
Galassie
Catalogo
GUIDA ALL'USO DEL CATALOGO
Vengono
riportate di seguito le intestazioni delle colonne del catalogo. Di esse viene
data una sintetica spiegazione al fine di facilitare il recupero rapido dei
dati in queste contenute.
NGC
numero progressivo dell'oggetto secondo il New General Catalog. Per le
galassie non catalogate in NGC si faccia riferimento alla colonna successiva
(ALTRO NOME).
ALTRO
NOME
nome alternativo a quello dell'NGC derivante da altri cataloghi (es UGC
= Uppsala General Catalog of galaxies, MCG = Morphological Catalogue of
Galaxies ecc.).
CAR
numero di riferimento (dall'1 al 122) della carta presente in ATLANTE.
URAN
numero di riferimento della tavola dell'atlante stellare Uranometria
2000 in cui è presente l'oggetto in esame.
COST
costellazione a cui appartiene la galassia
A.
R. ascensione retta all'equinozio 2000.
DEC.
declinazione all'equinozio 2000.
MAGN
magnitudine apparente della galassia nel V (visuale) o nel B (blu).
DIM
dimensioni apparenti in primi d'arco.
INTER
presenza (SI) o assenza (NO) di interazioni gravitazionali tra due o più
galassie.
TIPO
classificazione morfologica della galassia secondo il Revisited
Morphological Galaxy Classification System di De Vaucouleurs (vedi Tab.
1).
NUCLEO
classificazione del nucleo galattico.
ANG
angolo di posizione della galassia (per galassie elongate) espresso in
gradi e calcolato partendo da nord verso est (es ANG = 90 galassia orientata
est-ovest).
mal
distanza in milioni di anni luce.
VR
velocità di recessione in chilometri al secondo.
MD
modello della distanza, per ulteriori spiegazioni vedi appendice 2.
SN
I
magnitudine apparente al massimo di luminosità di una eventuale SN di
tipo I.
SN
II
magnitudine apparente al massimo di luminosità di una eventuale SN di
tipo II.
BRT
viene riportata la presenza o meno della galassia nell'atlante di Brian
- Thompson.
L
II
viene riportata la presenza o meno della galassia nell'atlante di Lopez
Alvarez volume II.
L
III
viene riportata la presenza o meno della galassia nell'atlante di Lopez
Alvarez volume III.
VIC
viene riportata la presenza o meno della galassia nell'atlante di
Vickers.
BUT
viene riportata la presenza o meno della galassia nell'atlante di Buil
- Thouvenot.
TAB. 1
Classificazione
morfologica delle galassie secondo Hubble riveduta da De Vaucouleurs.
Galassie
Appendici
APPENDICE
1
Ricerca di Supernovae extragalattiche tramite sensore CCD.
Da alcuni anni, in Italia, esiste un gruppo di ricerca amatoriale di SN extragalattiche, divenuto sezione dell'UAI nel 1990, che coordina a livello nazionale questa impegnativa attività; ne sono responsabili Mirco Villi e Giancarlo Cortini, gli unici astrofili italiani assieme a Federico Manzini, ad aver scoperto visualmente almeno una SN extragalattica. Attualmente risultano attivi circa una trentina di astrofili. Il gruppo pubblica per gli aderenti un utilissimo bollettino in cui compaiono articoli di tecnica osservativa, resoconti periodici dell'attività svolta, aggiornamenti sulle fonti bibliografiche e quant'altro inerente lo specifico settore. La ricerca, per le