A.A.S.
ASSOCIAZIONE ASTROFILI SPEZZINI
OSSERVATORIO ASTRONOMICO M.TE VISEGGI
(m.p.c. 126)
La Spezia e il suo Osservatorio Astronomico: storia
di un progetto antico.
|
Nelle mani di un socio della AAS è fortunosamente pervenuta una copia
del Bollettino della Sezione della
Spezia dell'A.N.I.A.I., l'Associazione Nazionale degli Ingegneri e
Architetti Italiani. Si tratta precisamente del fascicolo II
dell'Anno I (ovvero il secondo numero in assoluto) uscito in città il 1
Settembre del lontano 1925. |
In
questa pubblicazione, per la prima volta nella storia della città della Spezia,
per quanto ci è dato sapere, si parla espressamente della volontà di
realizzare un osservatorio astronomico locale: "Per
l'Osservatorio Astronomico della Spezia," questo il titolo
dell'articolo scritto direttamente dalla penna autorevole del Du Jardin,
l'allora Direttore del suddetto Bollettino.
Si
tratta, con precisione, di un intervento accorato - che di seguito riproduciamo
integralmente - in cui l'intera comunità cittadina degli Ingegneri ed
Architetti sollevava la questione dell'esigenza etica
di rendere operativo sul Golfo un osservatorio astronomico. Sulla carta una
simile struttura invero esisteva già: l'Osservatorio Astronomico e
Meteorologico della Spezia - sulla cui ubicazione non si hanno notizie -
funzionava però esclusivamente come base di rilevazione dati inerenti i
fenomeni atmosferici; lo stesso numero del Bollettino
riporta, infatti, un'intera pagina di rilevamenti pluviometrici per la città
riferiti al mese di Luglio di quell'anno.
Sfortunatamente,
però, al posto della <<leggera cupoletta>> auspicata dal buon Du
Jardin fu stabilito che venissero realizzate sulle alture della città pesanti
strutture in cemento armato a protezione non di lenti astronomiche ma di potenti
bocche da fuoco.
Così,
alla fine della guerra, La Spezia si trovò pure senza quella povera stazione
metereologica sulla quale molte
speranze erano state onestamente riposte.
Ci
volle qualcosa più di cinquant'anni perchè il destino,
per mano stavolta di un generoso gruppo di studenti profondamente
motivati, riparasse al grave torto
offerto alla città.
Dal
1984, infatti, la bianca cupola dell'Osservatorio Astronomico "Monte
Viseggi" sorge su di una ex postazione antiaerea della II Guerra Mondiale([1]).
Ai
giorni nostri, ove efficacia ed efficienza sono sinonimi di integrazione, è
sicuramente istruttivo sottolineare che già quei bisnonni tanto auspicarono la
creazione di una specola per mezzo della quale
i giovani dei nostri Istituti potranno apprendere in una visita di un'ora
più che non in settimane di studio sui libri, delle cose del cielo.
La
AAS non può non ricordare con affetto e profonda stima quegli uomini
lungimiranti dell'Associazione Nazionale degli Ingegneri e Architetti Italiani
del lontano 1925 ed è per essa motivo di fiera soddisfazione l'essere riuscita
a concretizzare appieno le loro aspirazioni.
Nel
dicembre del 1978 un gruppo di studenti appassionati di astronomia fondano
l'Associazione Astrofili Spezzini (AAS).
Scopi
del sodalizio sono, da subito, la ricerca e la divulgazione delle scienze
astronomiche.
Già
i fondatori della AAS erano profondamente convinti della necessità di
realizzare una struttura che soddisfacesse entrambe le esigenze e rafforzasse,
in ambito locale, l'interesse attorno ad una scienza tra le più popolari ed
affascinanti.
Motivati nel
perseguire gli obiettivi prefissati, gli aderenti alla AAS iniziarono
l'avventura dell' autocostruzione e dell'autofinanziamento dell'Osservatorio
Astronomico Sociale (OAS) già nella primavera del 1980.
Il
primo significativo risultato fu l'ottenimento della concessione di affitto di
un'area di 4500 m2 ex proprietà della
Marina Militare, in gestione al Comune della Spezia.
Sin dai primi sopralluoghi fu palese che, sebbene non esente del tutto dall'inquinamento luminoso dovuto alla vicina città, l'area aveva alcune caratteristiche logistiche che la privilegiavano per scopi astronomici: la relativa vicinanza al centro urbano, la completa assenza di ostacoli naturali ed artificiali all'osservazione del cielo per 360 gradi e la discreta elevazione sul livello del mare (347 mt) la rendevano adatta ad una proficua attività di ricerca e ad una assidua divulgazione scientifica.
Sul
terreno erano inoltre presenti alcune ex postazioni antiaeree della seconda
guerra mondiale, una delle quali ben si prestava ad essere riconvertita, con
costi contenuti, in un solido e sicuro edificio che poteva ospitare non
solo il telescopio ma anche una sala riunioni ed
una piccola biblioteca.
In
questa prima fase la maggior difficoltà consistette nel reperimento dei
finanziamenti necessari per la ristrutturazione dell'edificio. Dopo aver
analizzato alcune possibili soluzioni e constatata la scarsa disponibilità
degli enti pubblici locali, fu deciso di intraprendere la lunga e difficile
strada dell'autocostruzione e dell'autofinanziamento della cupola e delle
strutture murarie.
Per
fortuna le opere in cemento armato furono completate quasi interamente a spese di alcuni imprenditori locali, ad essi la AAS rivolge
un sentito ringraziamento. Per
quanto riguarda la cupola, gli impianti e tutte le infrastrutture interne fu
invece necessario un continuativo impegno personale di molti anni da parte solo di
alcuni soci della AAS.
Al
termine di questa seconda decisiva fase, durata circa otto anni, rimaneva ancora
da risolvere l'ultimo grande problema inerente il telescopio: acquisto o
autocostruzione?
Dopo
alcuni intensissimi mesi di consultazioni tra i soci fu deciso l'acquisto di uno
strumento costruito da un collaudato artigiano italiano privilegiando così la
robustezza, l'affidabilità e la durata di un prodotto che avrebbe dovuto
accompagnare e sostenere l'attività osservativa per molti anni.
L'edificio in muratura e la cupola
Come già accennato, fu scelta, tra le sei disponibili, la postazione meglio conservata. Sostanzialmente il manufatto era costituito da un solido basamento circolare in calcestruzzo circondato da basse mura; su di esso, all'epoca della sua realizzazione, era posizionato il cannone antiaereo. Questo spiazzo, del diametro di circa 6 metri, comunicava, tramite una piccola finestra, con un edificio sotterraneo sempre in calcestruzzo, adibito a riservetta di munizioni, largo 2 metri e lungo 5; ad esso si accedeva tramite una scala di ingresso opposta alla piazzola dell' ex batteria.
A
grandi linee la struttura dell'osservatorio era già definita anche se furono
necessarie nuove opere murarie per renderla operativa. I lavori consistettero
innanzitutto nell'ampliamento della finestra tra l'edificio sotterraneo e
l'esterno in modo da poter creare un comodo accesso al locale del telescopio. Lo
spiazzo circolare a cielo aperto fu quindi trasformato in un ampio vano con la
costruzione ex novo delle pareti e della soletta in cemento armato (progettata
con un'apertura centrale di forma circolare del diametro di 4 metri). Al centro
di questo edificio, saldamente ancorato al pavimento, fu costruito un pilastro
di calcestruzzo alto due metri e del diametro di un metro, adibito a sorreggere
il massiccio telescopio del peso di circa una tonnellata.
Le
strutture murarie furono completate con la costruzione di un piano metallico
rialzato poggiante sulla soletta dell'edificio circolare e del tutto
indipendente dalla colonna precedentemente descritta. L'accessibilità a questo
piano rialzato fu garantita da una scala e da una botola a scomparsa. In tal
modo si ottenne una facile e sicura
governabilità del telescopio (posto a più di due metri di altezza rispetto al
pavimento dell'edificio) e la totale assenza di vibrazioni indotte sul
telescopio dal calpestio sul piano metallico. Parallelamente alla struttura
muraria alcuni soci della AAS progettarono e realizzarono la cupola metallica
del diametro di 4 metri. La costruzione di questo manufatto fu resa possibile
grazie alla generosa collaborazione di un artigiano locale che mise a
disposizione i propri mezzi e l'esperienza
pluridecennale nella lavorazione dei metalli.
Il
progetto è quello classico che prevede una struttura metallica portante di
forma emisferica ricoperta da spicchi di lamiera zincata protetta esternamente
da uno strato di vetroresina. L'apertura per il telescopio, larga un metro, è
sovrastata da due robusti portelloni in scatolato metallico e lamiera che
scivolano tangenzialmente su appositi binari di scorrimento.
Terminate
le opere in muratura, la cupola, distante dall'osservatorio circa 10 chilometri,
fu trasportata nel sito definitivo utilizzando un autotreno per trasporti
eccezionali e quindi collocata su di una monorotaia circolare solidale alla
soletta in cemento armato.
Il telescopio e la strumentazione ausiliaria
Il
telescopio principale in dotazione è un riflettore di tipo Cassegrain in una
delle varianti oggi più utilizzate e cioè quella proposta dagli astronomi
Ritchey e Cretien. Questo schema ottico permette di realizzare strumenti molto
compatti anche se di lunghe focali, ed assicura una buona correzione da coma ed
aberrazione sferica, anche se con un piano focale leggermente curvo e non del
tutto esente da residuo astigmatismo. Il diametro è di 400 mm e la focale di
3200 mm per un rapporto di f8. L'ottica è supportata da una montatura a
forcella sovradimensionata rispetto alle reali necessità essendo stata
progettata per un telescopio con diametro di 50 centimetri; un esempio su tutti,
per dare l'idea della solidità dello strumento, è dato dalle dimensioni dei
due assi, 11 centimetri di acciaio massiccio per l'asse di AR e ben 5 centimetri
per quello di declinazione con un peso totale dello strumento di circa una
tonnellata.
Oltre alla fotografia classica su emulsione sensibile, per altro non più utilizzata, esiste la possibilità di ottenere immagini digitali un sensore C.C.D Kodak Kaf260e (512x512) di classe 0 installato su una D.T.A. HRES III. Tali apparecchi hanno letteralmente rivoluzionato la ricerca astronomica non professionistica offrendo anche a strumenti di medie dimensioni opportunità di indagine scientifica prima riservate esclusivamente ai grandi telescopi.
La
strumentazione ausiliaria per il puntamento del telescopio, l’aquisizione
delle immagini digitali, l'analisi e la riduzione dei dati comprende tre
personal computers con relativi software dedicati.
Al
termine di un primo breve periodo (anni 1989-1991) che definiremmo
"pionieristico", durante il quale si sperimentarono diverse tecniche
fotografiche e di inseguimento, caratterizzato da scarsi risultati degni di nota
e costellato da imprevisti ed alcuni malfunzionamenti ma ancora oggi ritenuto
fondamentale per la padronanza delle attrezzature che tale esperienza ha
permesso di accumulare, si è passati gradualmente ad una fase (anni 1990-1996),
nella quale pur non raggiungendo l'optimum di utilizzo e di rendimento della
struttura, furono ottenuti risultati confortanti: come interessi principali
figuravano la ricerca visuale di supernovae extragalattiche e la fotografia
digitale di comete, pianeti ed
oggetti di profondo cielo (nebulose planetarie, ammassi aperti e galassie).
Tutte
le principali comete di quegli anni quali, ad esempio, la Austin 1989 c1 e la
Levy 1990c (5)
furono osservate sia visualmente che fotograficamente. A queste prime campagne
di ricerca seguirono negli
anni successivi quelle sulla cometa Zanotta - Brewington 1991 g1, la
Mueller 1991 h1, la Shoemaker - Levy 1991 a1 osservata con sensore CCD e
presentata al XXVI Congresso UAI di Forlì nel settembre 1992(6),
la Swift-Tuttle e la Mueller 1993a, la Encke, la Borrelly, la Hyakutaky e la
Hale-Bopp (dal luglio 1995 al maggio 1997).
Attualmente
l’Osservatorio AAS di Monte Viseggi effettua osservazioni cometarie attraverso
filtri interferenziali a banda stretta centrati sull’emissione del CO2
a 514 nanometri ed invia le immagini digitali ottenute alla Sezione comete
dell’Unione Astrofili Italiani.
Dai
primi anni novanta la AAS ha collaborato attivamente anche con la sezione di
ricerca visuale di supernovae extragalattiche dell'Unione Astrofili Italiani
della quale è stata responsabile
negli anni 1995-1996.
A
testimonianza dell'impegno profuso in quel periodo vi sono interventi a
congressi nazionali (7),
articoli comparsi su riviste specializzate (8)(9),
la pubblicazione di un volume monografico (il primo sull’argomento pubblicato
in Italia) (10)
e l’organizzazione del I campo astronomico nazionale dedicato
all’osservazione delle supernovae nel 1995.
Dal
1996 Monte Viseggi è attivamente impegnato nello studio degli asteroidi.
L’osservatorio è infatti inserito tra i collaboratori riconosciuti del Minor
Planet Center in Harvard (USA) al numero 126. Compito prioritario è la stima di
posizione (astrometria) dei corpi minori del sistema solare (asteroidi e
comete). La precisione di stima si
aggira attorno ad alcuni centesimi di secondo d’arco. I dati inviati vengono
regolarmente pubblicati sulle Minor Planet Circulars. Degli 7 asteroidi scoperti
fino ad ora , 5 hanno già preso il nome di “LaSpezia”,“Palmaria”,"Pontremoli","Viseggi"
e "Remigio" .
Parallelamente
all'attività di ricerca, l'Osservatorio Astronomico di Monte Viseggi promuove e
svolge una intensa attività divulgativa in ambito locale; la popolazione e le
scolaresche di ogni ordine e grado della provincia della Spezia hanno accesso
alla struttura su prenotazione durante tutto l'anno.
Le
singole serate prevedono l'osservazione diretta al telescopio di gran parte dei
più famosi oggetti astronomici visibili nel periodo.
Contemporaneamente
alle osservazioni e sempre nei locali dell'Osservatorio viene effettuata una
proiezione di diapositive su argomenti di interesse generale o specifico a
seconda delle esigenze.
Dal
1993 l'Osservatorio AAS è stato inserito negli Itinerari
Didattici, iniziativa dell'Assessorato alla Pubblica Istruzione e alle
politiche giovanili del Comune della Spezia.
Dal
1994 l'Osservatorio è attivo nella
divulgazione dell'astronomia durante la Settimana della divulgazione scientifica e tecnologica
patrocinata dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e
Tecnologica con svolgimento nei mesi di marzo-aprile di ogni anno.
Aperture
straordinarie al pubblico vengono programmate in occasione di manifestazioni
locali di rilievo (Estate Spezzina, Fiera campionaria etc.) o di eventi
astronomici particolarmente interessanti e spettacolari (caduta su Giove della
cometa Shoemaker-Levy, passaggio della cometa Hale-Bopp).
Dal
1997 la AAS è Rappresentante territoriale dell’UAI per La Spezia e
l’osservatorio di Monte Viseggi mette a disposizione la propria esperienza
nelle iniziative organizzate congiuntamente.
enti
pubblici locali od organizzate direttamente presso la sala conferenze
dell'Osservatorio di Monte Viseggi.
Un
costante intervento divulgativo, sia sul territorio che presso le strutture AAS,
è ritenuto da sempre un obiettivo prioritario dell'Associazione Astrofili
Spezzini in quanto mezzo insostituibile per la creazione ed il consolidamento di
una diffusa cultura astronomica, patrimonio irrinunciabile nella società del
nuovo millennio.